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Infezione da citomegalovirus nei bambini di età inferiore a 5 anni con bronchite asmatica

Tra i segni più frequentemente riscontrati dal medico al momento della visita pediatrica, il sibilo, o il cosiddetto “fischietto”, riveste una posizione primaria. Seppur questo segno sia tipico dell’asma, il suo riscontro in bambini in età prescolare è dovuto ad infezioni virali e non necessariamente associato allo sviluppo di asma.

I pediatri sono infatti concordi nel non definire questa patologia della prima infanzia come asma, ma bensì come bronchite asmatica o “wheezing prescolare”, presentando essa caratteristiche ed evoluzione differenti dall’asma allergico.

Il nostro interesse nello studiare la bronchite asmatica nasce dal fatto che essa rappresenta una patologia molto frequente prima dei 6 anni di vita; studi epidemiologici hanno dimostrato che ben il 40% dei bambini ha manifestato o manifesterà una sintomatologia simil-asmatica in età prescolare, ma che nonostante ciò ancora poco si conosce al riguardo. Tale patologia in genere benigna può in alcuni casi rappresentare un serio rischio, soprattutto per i bambini più vulnerabili.

La presenza di un’infezione virale è il “primum movens” per la comparsa della patologia, ma ciò non basta a spiegarne i molteplici aspetti. I virus patogeni  sono virus molto diffusi nella popolazione pediatrica e causano normalmente il raffreddore comune e le affezioni delle alte vie aeree. Non è chiaro però, perché in alcuni bambini essi provochino un coinvolgimento delle vie aeree inferiori e l’insorgenza di broncospasmo.

L’ipotesi è perciò che la bronchite asmatica presenti una patogenesi multifattoriale, alla quale concorrono caratteristiche genetiche e immunologiche del bambino e ambientali.

Recentemente, è stata ipotizzata una correlazione tra il Citomegalovirus (CMV) e la bronchite asmatica.

L’infezione da CMV è molto frequente; nel corso della vita dal 40 all’80% degli individui nei Paesi industrializzati e la quasi totalità degli individui nei Paesi in via di sviluppo va incontro ad un’infezione da CMV, che di norma evolve senza sintomi. La nostra ipotesi è perciò quella che il CMV possa rivestire il ruolo di agente eziologico della bronchite asmatica, e di modificatore della risposta immune, ruolo attribuitogli e dimostrato già nel contesto di altre patologie.

Allo scopo di studiare questa correlazione, ma soprattutto di approfondire e chiarire molti aspetti  di  questa  patologia  così diffusa  ma di cui ancora  così poco  si conosce, stiamo conducendo  uno  studio presso  il reparto di  Osservazione Breve  Pediatrica  del  Policlinico  Umberto I sul rapporto tra infezione da CMV e bronchite asmatica.

Il disegno dello studio prevede il reclutamento di tutti i bambini ricoverati con diagnosi di bronchite asmatica presso il nostro reparto, previa firma del consenso informato da parte dei genitori. I bambini successivamente vengono sottoposti a:

  • Aspirato di lavaggio nasale, con lo scopo di ricercare 14 virus respiratori: Virus Respiratorio Sinciziale, Rhinovirus, influenza virus A e B, Coronavirus  (OC43, 229E, NL-63 e HUK1), Adenovirus, Parainfluenza virus (1–3), Metapneumovirus e Bocavirus.
  • Prelievo di sangue, che verrà sottoposto ad indagini per studiarne le caratteristiche delle cellule del sistema immune, nonché valutare la presenza di un’infezione recente o pregressa da parte del CMV.
  • Raccolta di un campione di urine, per la ricerca del DNA del CMV, caratteristicamente eliminato dall’organismo attraverso questa via.
  • Raccolta di dati anamnestici tramite un questionario somministrato ai genitori.
  • Parallelamente alla popolazione di bambini affetti da bronchite asmatica, allo scopo di confrontarne le caratteristiche con bambini “sani”, stiamo reclutando una popolazione di bambini nella stessa fascia di età i quali non abbiano mai presentato patologie respiratorie di rilievo e che siano ricoverati presso il nostro reparto per cause non infettive. Questa seconda popolazione definita “di controllo” viene sottoposta alle stesse indagini del primo gruppo di bambini.

     

    Lo studio è stato approvato dal Comitato Etico del Policlinico Umberto I.