LA PERTOSSE

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Cos’è la Pertosse?

La pertosse è una malattia infettiva altamente contagiosa che, nonostante la vaccinazione, continua ad essere diffusa in tutto il mondo. È causata dal batterio “Bordetella pertussis”, che si trasmette per via aerea (tosse e starnuti) e si moltiplica nelle cellule ciliate dell’apparato respiratorio, distruggendole; inoltre produce diverse tossine che causano problemi respiratori e alterano la risposta immunitaria. Non colpisce solo i bambini non vaccinati, ma anche gli adulti e gli adolescenti. Infatti l’immunità data dal vaccino o da una pregressa infezione svanisce con il passare del tempo; nelle persone vaccinate però la malattia non è grave e spesso è asintomatica. Per questo motivo l’infezione nell’adulto non viene riconosciuta e trattata e questo può trasmetterla ai bambini troppo piccoli per essere vaccinati, in cui il decorso clinico è più grave.

Come si manifesta?

La forma tipica di pertosse, che è quella dei bambini, dopo un periodo di incubazione di 7-14 giorni, si manifesta con tre fasi: catarrale, parossistica e di convalescenza. La fase catarrale, non diversa da un comune raffreddore, dura 1-2 settimane ed è quella in cui si è più contagiosi. La fase parossistica dura da 2 a 8 settimane ed è caratterizzata dai tipici parossismi di tosse: dai 5 ai 30 violenti colpi di tosse durante una singola espirazione. Questi sono seguiti da una forte inspirazione che può causare il tipico “urlo” e spesso da vomito. Durante questa fase si verifcano la maggior parte delle complicanze: apnea e cianosi, polmonite, otite, sinusite, attacchi epilettici, emorragie congiuntivali, petecchie, pneumotorace, ernie, fratture costali. La fase di convalescenza è caratterizzata dalla progressiva diminuzione della frequenza e dell’intensità degli attacchi di tosse e dura 1-2 settimane; nei bambini, però, infezioni respiratorie virali (es: raffreddore) possono riscatenare gli attacchi di tosse fino a 6-12 mesi dopo.

Cosa fare?

Per questa malattia non esiste una vera e propria terapia: l’antibiotico, infatti, uccide il batterio e impedisce che il bambino malato sia contagioso per gli altri, ma non agisce sulle tossine rilasciate; i sintomi quindi si risolvono da soli con il passare del tempo. Quello che è importante è osservare il bambino e trattare subito eventuali complicanze. Per questo motivo la vaccinazione, che in Italia non è obbligatoria, è fortemente raccomandata.

In Italia la diagnosi di pertosse è ancora esclusivamente clinica, cioè basata sui sintomi. Questo fa si che molti casi non vengano riconosciuti, in quanto esistono tante malattie che causano tosse. Nei bambini sotto i 12 mesi di vita la  malattia respiratoria più comune è la bronchiolite e spesso casi di pertosse vengono scambiati per questa. Per capire la reale diffusione della pertosse e migliorare la strategie di prevenzione, nel nostro ospedale (Policlinico Umberto I) e nell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, così come in diversi altri paesi europei, è in corso uno studio finanziato dal Centro Europeo per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (ECDC) della durata di quattro anni. In questo protocollo di ricerca vengono arruolati tutti i bambini residenti nella Regione Lazio ricoverati o che giungono in pronto soccorso, con età inferiore a 1 anno e con almeno uno dei seguenti criteri di inclusione: sospetto clinico di pertosse; contatto con un caso confermato di pertosse nei 21 giorni precedenti e sintomi respiratori; episodi di apnea o cianosi oppure tosse associata a parossismi o al tipico urlo o a vomito. Ai bambini viene fatto un aspirato nasofaringeo (si effettua un lavaggetto nasale e si preleva un pò di muco), in cui si ricercano il batterio che causa la pertosse e altri virus respiratori. Tale studio è condotto anche grazie alla collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità. Con questa diagnosi di laboratorio è possibile riconoscere anche i casi con sintomi atipici e instaurare subito la terapia antibiotica, evitando la diffusione della malattia. I dati raccolti, alla fine dello studio, verranno poi trasmessi all’ECDC e permetteranno di capire quanto è diffusa la pertosse nel Lazio e in che modo è possibile proteggere i bambini.